giovedì 9 febbraio 2017

Autobiografie essenziali (3)

Ci sono i miei racconti à la Poe e i miei racconti à la Dunsany, ma, ahimè, dove sono i miei racconti à la Lovecraft?

(H.P. Lovecraft citato in Lin Carter, Lovecraft: A Look Behind the Cthulhu Mythos, Ballantine, 1972)

martedì 31 gennaio 2017

Trucchi della borghesia (111)

Stamattina soffiandomi il naso, gesto comune nella stagione in cui ci troviamo, mi sono chiesta perché i fazzoletti di carta (trucchi di cui ormai non possiamo più fare a meno) vengano aromatizzati, profumati "a tradimento" (perché posso dirlo: non c'era scritto nulla sulla confezione) come se così dovesse essere più gradevole lo sfregamento sulle narici.
E no, cari produttori, vi assicuriamo che non lo è.

(di Laura "availableinblue")

lunedì 16 gennaio 2017

Autobiografie essenziali (2)

Sulla base del ragionamento che un creatore di fumetti capace potrebbe forse contribuire con freschezza a una sceneggiatura cinematografica, [Malcolm McLaren] si era insediato in una vivace e affollata fumetteria a Saint Mark’s Place e aveva chiesto al tredicenne dall’aspetto più cool che era riuscito a trovare chi fosse il suo scrittore di fumetti preferito. Secondo Malcolm, questo giovane insolitamente profondo e intelligente aveva risposto, senza esitare, “Alan Moore: la mano sinistra di Dio”.
Nel caso improbabile che io scriva mai un’autobiografia, tipicamente modesto e riservato come sono, questo ne sarà quasi certamente il titolo.

(Alan Moore, prefazione a Fashion Beast, 14 giugno 2013)

domenica 1 gennaio 2017

Autobiografie essenziali (1)

Tommaso, che portò fin dalla culla
La dura soma d’una vita oziosa,
Stanco di non far nulla,
Un giorno s’ammazzò per far qualcosa.

(Tommaso Landolfi, Rien Va, Adelphi, Milano, 1998, p. 14)

mercoledì 9 novembre 2016

La pizza del Pastels

“Allora, McDermott, che cosa c’è che non va?” Faccio una smorfia. “Lunga coda allo Stairmaster, stamattina?”
“Chi l’ha detto che qualcosa non va?” domanda lui, tirando su col naso, mentre volta le pagine del Financial Times.
“Senti,” gli dico, protendendomi, “ti ho già chiesto scusa, per aver denigrato la pizza del Pastels, l’altra sera.”
“Chi l’ha detto che era per questo?” mi chiede, in modo alquanto teso.
“Credevo che la cosa si fosse già chiarita,” bisbiglio, agguantando il bracciolo della poltroncina; e intanto sorrido a Thompson di fronte. “Mi spiace di aver insultato le pizze del Pastels. Sei soddisfatto?”
“Chi l’ha detto che si trattava di questo?” torna a domandare lui.
“E allora che c’è, McDermott?” gli chiedo, sottovoce. Avverto un movimento alle mie spalle. Conto fino a tre, poi mi giro di scatto e colgo Luis Carruthers mentre cerca di sporgersi per origliare. Sa di essere stato colto in fallo e lentamente si ritrae, con aria colpevole.
“Ciò è ridicolo,” dico a McDermott, a bassa voce. “Non puoi tenermi il muso per giorni e giorni perché ho detto che le pizze del Pastels sono… ‘crostose’.”
“Mal cotte,” dice lui, guardandomi in tralice. “Hai detto testualmente ‘mal cotte e bruciacchiate’.”
“Chiedo scusa,” dico. “Però non ritiro. Sono, effettivamente, bruciacchiate. Friabili. Le leggi anche tu, le recensioni gastronomiche sul Times, no?”
“Ecco qua.” Tira fuori di tasca un articolo fotocopiato e me lo porge. “Questo, per dimostrarti che ti sbagli. Leggilo!”
“Che cos’è?” chiedo, dispiegando il foglio.
“È un articolo del tuo idolo, Donald Trump,” dice McDermott, e sogghigna.
“Oh, sì…” dico, con apprensione. “Chissà perché mi era sfuggito.”
“Ecco…” McDermott dà una scorsa all’articolo e punta un dito accusatore sull’ultimo paragrafo, da lui evidenziato con inchiostro rosso. “Ecco, qui Donald Trump dice chiaro e tondo dove, secondo lui, si mangia la miglior pizza di Manhattan.”
“Lasciami leggere,” dico, sospirando. Lo scanso. “Magari hai capito male. Che schifo di foto!”
“Leggi da te, Bateman. Leggi e poi dimmi!”
Faccio finta di leggere quel fottuto articolo, ma sono talmente arrabbiato che la vista mi si è praticamente annebbiata. Restituisco il foglio a McDermott e, totalmente seccato, gli chiedo: “E con questo? Che significa? Che cosa stai cercando di dirmi, McDermott?”
“Che cosa ne pensi adesso, Bateman, della pizza del Pastels?” mi chiede lui, con sussiego.
“Insomma,” dico io, scegliendo con cura le parole. “Sarà bene che ci torni a riassaggiarla, quella pizza…” Pronuncio queste parole a denti stretti. “Insisto, però, nel dire che l’ultima volta che l’ho mangiata, la pizza era…”
“Mal cotta e bruciacchiata,” suggerisce McDermott.
“Appunto.” Mi stringo nelle spalle.
“Bruciacchiata e mal cotta.”
“Hmm, hmm!” McDermott sorride, trionfante. “Senti, se la pizza del Pastels va bene a Donny Trump…” prendo a dire. Mi scoccia ammetterlo. La mia voce è appena un soffio. Concludo: “… allora, va bene anche a me.”
McDermott ridacchia allegro. Ha vinto.

(Bret Easton Ellis, American Psycho; 1991)

venerdì 12 agosto 2016

Trucchi della borghesia (107bis)

I trucchi della borghesia a volte stanno impacchettati nella comodità di un detersivo monodose, che la prima volta che ne ho visto uno ho pensato che pure quell'altra, di borghesia, mira in fondo allo stipendio fisso. Non ne ho mai comprato uno.

(di low level)

giovedì 11 agosto 2016

Trucchi della borghesia (107)

Ero qui che facevo il bucato e mi son chiesta: «ma l'ammorbidente l'avranno messo tra "i trucchi della borghesia"?»
Intanto ho deciso che io non lo ricomprerò più...

(di Laura "availableinblue")

mercoledì 27 luglio 2016

Tre domande ad Amedeo Balbi

Salve dr. Balbi (al dr. Balbi mi viene automatico dargli del lei), perché ha scritto Dove sono tutti quanti??
Perché c’era questo ragazzino di circa otto anni, che mi somigliava molto e mi guardava da una fotografia diventata un po’ rossa con il tempo, abbracciando un Goldrake di plastica alto quasi quanto lui. E questo ragazzino - erano gli anni Settanta del secolo scorso - pensava in continuazione allo spazio e si chiedeva se ci fossero altre forme di vita nell’universo, e allora mi è sembrato bello provare a dargli una risposta. Insomma, l’ho fatto per me.

Dove, come e quando l'ha scritto?
L’ho scritto su un tavolino in mansarda, al computer, prevalentemente di notte mentre mia moglie e mia figlia dormivano, ma anche in ogni ritaglio di tempo libero che sono riuscito a trovare. Ci ho messo circa un anno, dall’inizio alla fine del 2015, con una accelerata negli ultimi mesi, e quasi a tempo pieno durante le vacanze di Natale. Ma in realtà, prima di iniziare a scrivere davvero, l’ho scritto nella testa per quasi un anno. (A dire il vero, ora che ci penso, in un certo senso l’ho scritto nella testa per quasi quarant’anni.)

È bello?
Il ragazzino della foto dice di sì.


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Dove sono tutti quanti? è uscito un paio di mesi fa per Rizzoli. Il sottotitolo recita 'Un viaggio tra stelle e pianeti alla ricerca della vita' e parla anche di noi, cioè, sì, proprio di me e di te.
Amedeo Balbi è l'astrofisico di riferimento di tutta l'internet, ha un blog che si chiama Keplero e una bellissima newsletter intitolata 'In poche parole, l'universo'. Incidentalmente, gli è capitato di scrivere per Barabba una cosa sulla sfiga. (Una volta ci siamo anche incontrati, ma secondo me non ho fatto una bellissima figura.)

lunedì 4 luglio 2016

Tre domande a Lorena Canottiere

Ciao Lorena, perché hai scritto (e disegnato) Verdad?
Ho scritto e disegnato Verdad perché ne avevo bisogno. È una storia che cuce diversi aspetti e desideri della mia vita: il fascino e l’interesse per il pensiero libertario; l’indipendenza femminile; il senso del selvatico; gli ideali e il mutamento personale. È una vicenda ambientata durante la guerra civile spagnola e questo mi ha permesso di immedesimarmi nel personaggio più liberamente, raccontando aspetti molto vicini a me, ma senza essere condizionata da una conoscenza personale troppo ingombrante. Mi ha permesso di usare il “mito” di quegli eventi visti da lontano per scavalcarlo e andare oltre. Inoltre è stata un’ottima scusa per leggere e documentarmi all’inverosimile su un periodo che mi intrigava parecchio. Da sempre.

Dove, come e quando l'hai scritto (e disegnato)?
Ho lavorato a Verdad a momenti alterni, quando ho potuto, tra un impegno e l’altro, per quattro anni. Ho scritto e disegnato a casa, a Torino; nel cuore della notte, svegliandomi con un’idea assolutamente brillante che avrebbe dato la svolta al racconto (e che non sempre la mattina dopo si rivelava tale); gran parte delle tavole sono state disegnate in montagna dove gufi, cinghiali e volpi hanno partecipato attivamente, mettendosi in posa come muse silvane; in treno; sulle panchine; sul tram; in attesa allo stadio di atletica, dal medico, al caaf… ovunque.

È bello?
Verdad è disegnato quasi interamente a tre colori: giallo, rosso e cyan. RGB. Chissà, spero che nonostante l’accoppiata dei tre anche gli amanti del marrone o del viola integrale possano apprezzarlo!
La carta è bella, la stampa e la cura anche. Io ci ho messo tanto tempo.
In ogni caso 160 pagine di carta Arcoprint 140 gr fanno in modo che sia apprezzato anche da tavoli traballanti, videoproiettori in cerca di supporto, fogli in balìa delle correnti d’aria.


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Verdad è un fumetto – o graphic novel – appena uscito per Coconino Press.
Lorena Canottiere ha disegnato, tra le altre cose, sul “Corrierino”, “Schizzo presenta”, “Mondo naif”, “Focus Junior” e “ANIMAls”. Verdad è il suo secondo libro per Coconino Press.
Coconino Press è stata recentemente definita come 'una specie di Adelphi del fumetto'. Pensa te.

giovedì 19 maggio 2016

Tre domande a Marino Neri

Ciao Marino, perché hai scritto (e disegnato) Cosmo?
Avevo voglia di disegnare nebulose, galassie e pianeti utilizzando la china nera.
Forse avrei voluto fare un fumetto di fantascienza, ma non ne ho avuto il coraggio…
Però ho capito che la volontà non conta nulla, conta solo la determinazione. Bisogna continuare a lavorare al “mucchio della composta” e farsi trovare pronti nel momento in cui le stelle, la lampada sopra il tavolo da disegno e la matita che si stringe in mano si allineano perfettamente…

Dove, come e quando l'hai scritto (e disegnato)?
L’ho scritto e disegnato a più riprese negli gli ultimi tre anni. Prima spesso di sera in un solaio a Modena. I miei vicini ci stendevano e c’era sempre un buon odore di bucato. Poi in un atelier a Parigi, nel 11°. Lavoravo di giorno in compagnia degli amici grafici che condividevano con me l’atelier, ma anche la notte, perché se dormi dove lavori capita che lavori tutto il tempo.
Poi di nuovo a Modena, e in quel periodo ho preso l’abitudine di lavorare la mattina presto, perché si produce meglio. Infine un’estate intera in un piccolo paese in provincia di Urbino, con la vista sulle colline marchigiane.

È bello?
È alto 24 cm e largo 17. Ha una copertina ruvida che è piacevole al tatto e se lo apri un forte odore di carta e inchiostro. È un odore che a me piace molto, mi ricorda qualche vecchia edizione brossurata che compravo in edicola da ragazzino.


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Cosmo è un fumetto – graphic novel, per usare un termine 'tecnico' – appena uscito per Coconino Press, ed è il terzo libro lungo di Marino Neri.

Marino Neri è un fumettista e illustratore modenese – anzi, di Campogalliano, la 'città della bilancia' – ed è anche un mio amico. Secondo me è bravissimo. Oltre che bellissimo.